Compleanni e cimiteri milanesi

Abbiamo conosciuto Suji e Jein due settimane fa.  Li abbiamo incontrati nella hall dell’ostello. Sorseggiavano un the e una birra in silenzio.  

Così, proprio in quel silenzio, ci han chiesto di scattare loro una foto. Dal nulla, interrompendo in modo del tutto inaspettato quel momento senza parole e creando in noi un forte stupore.

“Da dove venite?” Abbiamo chiesto loro mentre provavamo a farli sorridere per ottenere una posa più naturale.

 

“Seul, ma siamo dei giramondo. In questo periodo facciamo avanti e indietro da Milano. Ce ne siamo innamorati follemente.”

 

“Pensa che perfino i cimiteri di Milano ci fanno impazzire”, continua Suji prendendo il sopravvento sulle parole di Jein.

“I cimiteri?” domandiamo, sorpresi.
“Sì sì, avete capito bene. Cimiteri. Figuratevi che proprio per questa passione, oggi pomeriggio mi stava venendo un colpo.”

 

Le chiediamo allora altri dettagli, suggerendole di continuare questo racconto che ci incuriosisce sempre più.

“Oggi è il mio compleanno”. “AUGURI!,” proviamo a dire, ma lei fa un cenno con la mano, non vuole essere interrotta in questo discorso che cerca di far diventare sempre più solenne.

 

“Allora dicevo, oggi è il mio compleanno. Ma sono nella fase in cui mi sto rendendo conto che gli anni passano e io invecchio. No, no. Non voglio sembrare una di quelle donne ossessionate dal mito della giovinezza. Tutt’altro. Però mi è presa così: oggi penso a quanto tempo ancora avrò da vivere, domani invece sicuramente mi lamenterò del fatto che non mi sono vissuta appieno questo giorno importante a causa di tutti i pensieri che mi frullano per la testa. Comunque ritornando a noi. Oggi è il mio compleanno”, ripete come a voler rimarcare inconsciamente l’importanza di questo giorno, “e Jein mi ha detto di aver una sorpresa per me.

Io ero fuori Milano per un colloquio, allora riprendo il treno in direzione Porta Garibaldi e lo raggiungo proprio nel crocicchio tra Corso Como e le vie a questa laterali.”

 

“Quindi la sorpresa è un aperitivo a corso Como?” le chiediamo con fare scherzoso.
Sorride di gusto, “ No no!” continua, “l’ho pensato anche io, sperando assolutamente non si trattasse di questo. Ma per fortuna Jein mi ha trascinato per varie viottole. Abbiamo passeggiato per ben 15 minuti, mentre la mia curiosità diventava sempre più grande. – Siamo diretti alla terrazza in Via Ceresio (quella bellissima da cui si vede tutta Milano)? –  gli chiedo, ma la sua risposta era sempre no. Lo provocavo chiedendogli se mi stesse portando a mangiare coreano a Milano. Ennesima risposta negativa. Fino a quando non siamo sbucati esattamente dinanzi al Cimitero Monumentale. A questo punto lo fisso sbigottita. E mi chiedo “Non starà facendo sul serio? Altro che Corso Como e terrazze romantiche. Vuoi vedere che mi vuole portare al Cimitero Monumentale? Posto affascinante, certo, forse uno dei miei preferiti di Milano. Ma oggi è pur sempre il mio compleanno. Non voglio stare tra i morti a pensare alla vita che da un giorno all’altro non c’è più. Poi Jein mi guarda e se ne vien fuori con una frase ancora più inequivocabile:

“Questa esperienza ti farà sentire davvero tanto ma tanto giovane”.

E così ho la certezza che stiamo per andare in questo Cimitero. Con il morale sotto i piedi mi rassegno. Va beh, mi dico, quest’anno il mio compleanno andrà così.” Fa una grande pausa.

“Inizio a pensare però a quanto questo Cimitero sia per me un posto importante a Milano. Da quando viaggiamo io e Jein amiamo visitare di un posto soprattutto i suoi cimiteri. In Corea ad esempio sono diversissimi da qui. Anche il nostro rapporto con la morte è ben diverso da quello che avete voi.

Per questo motivo sono sempre più convinta che il modo in cui si parla di morte, da un posto all’altro del mondo, sia  sempre una bella metafora del popolo che si va a conoscere.

Adoro per esempio alcune statue del Monumentale: talvolta, quando la luce è flebile, sembrano presenze senza corpo che vagano, passeggiano tra un sassolino e l’altro, senza più il peso costante di cosa fare domani, dove andare, chi essere, quando morire. Comunque proprio quando ripenso a queste statue, a come mi sembrano evanescenti, mi convinco che alla fine anche un giro al Cimitero Monumentale ha il suo perché come regalo.”

 

Suji si interrompe, ride con gli occhi. “Allora Suji, dai non tenerci sulle spine, siete andati quindi al Cimitero Monumentale?” le chiediamo curiosissimi. E lei ci guarda sgranando gli occhi, lanciando un’occhiata d’intesa a  Jein, e ci dice :

“NO NO. A 200 metri di distanza, proprio quando già immaginavo il mio compleanno in chiave un po’ dark, mi sono accorta che eravamo in prossimità della Fabbrica del Vapore dove c’era niente poco di meno che la Harry Potter Exhibition! Capisci? Mi ha portato a vedere la mostra di Harry Potter, un regalo che in effetti mi ha fatto ritornare davvero bambina”. Mentre finisce questa frase, il sorriso grande di Suji però tende a farsi nuovamente piccolo piccolo.

 

“Cosa accade Suji, non t’è piaciuta la mostra?” le chiediamo. 

“No no. Non è questo. La mostra la rivedrei anche oggi. Di sicuro mi ha fatto sentire una bambina tra i bimbi. Eppure poi, una volta finito tutto, quando son tornata a casa un po’ mi è spiaciuto che il regalo non fosse stata una visita al cimitero monumentale.Quasi quasi mi vien da sperare che l’anno prossimo per il mio compleanno Jein mi porti davvero in giro per un cimitero.”